La solitudine, una triste esperienza che però può essere sconfitta.

La solitudine è una condizione che influisce negativamente su di noi al pari di un disturbo fisico. Così il Capodanno come ogni festività  può lasciare un senso di angosciante solitudine. Ma come fare a superare questi momenti?

” Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli.” diceva Arthur Schopenhauer. Questo a dimostrazione che la solitudine non denuncia sempre una condizione di disagio, poichè può essere ricercata per fuggire da una realtà che non si condivide. Ma non tutti “scelgono” la strada della misantropia così come fece il noto filosofo. La grande maggioranza degli esseri umani, si trova a vivere la condizione di solitudine suo malgrado, a causa di eventi che li spingono in tal direzione.

Per questi tipi di soggetti, gli studiosi concordano sul fatto che la solitudine, è un’emozione indesiderata e dolorosa che può influenzare negativamente sia la salute fisica che mentale. Studi recenti hanno rilevato che la solitudine può influire sul funzionamento del nostro sistema immunitario , danneggiare la qualità del sonno e metterci a rischio di malattie cardiache .

Uno studio dello scorso anno ha sostenuto che la solitudine “aumenta significativamente il rischio di mortalità prematura “, più di altri fattori di salute.

E non esiste un dato statistico riguardante un periodo della vita nel quale una persona può sentirsi sola. Alcune interviste rivolte a persone di età diverse, hanno riportato che il fenomeno non ha età, anche se la fascia più colpita, sembrerebbe  quella che si aggira intorno ai 35 anni .

Mentre altri dati statistici, dimostrerebbero che il periodo dell’anno in cui le persone sono più esposte, è tra Natale e Capodanno, cioè quelle festività che più di tutte rappresentano l’aggregazione e lo spirito familiare.

Ma esistono delle contromisure per combattere questa condizione?

Secondo John Cacioppo, professore presso l’università di Chicago, una delle cause è da individuarsi  nell’individualismo e nell’autosufficienza che caratterizzano la società attuale, condizioni che spingono gli individui a isolarsi ma che rifiutano di riconoscerle quando le sperimentano.

Sempre secondo il professore, si nega di sentirsi soli perché una denuncia in tal senso equivarrebbe ad ammettere una sconfitta e la condizione di persona debole.

La negazione però, non fa altro che esacerbare i sentimenti di solitudine e può portare a strategie controproducenti, come cercare ulteriore isolamento. Quindi, il primo passo verso la lotta all’impatto negativo di questo stato emotivo è riconoscere che ciò che proviamo è solitudine.

Una volta riconosciuto lo stato di malessere, è importante confidarsi con una persona di cui si ha fiducia, cercando di instaurare un rapporto bivalente, ossia una connessione nella quale le confidenze si muovano nei due sensi, questo perché è importante che la fiducia sia solidarizzata in entrambi i soggetti.

Un passo verso la “guarigione”, potrebbe essere il volontariato. Sentirsi utili aiutando il prossimo, è certamente un ottimo farmaco senza controindicazioni.

Quello che certamente non bisogna fare, è affidarsi a internet e ai vari social. Sembrerebbe un paradosso, ma l’illusione di una relazione virtuale, non fa altro che accrescere il senso di solitudine, poiché la mancanza del contatto umano inteso proprio come il coinvolgimento dei sensi, amplifica ancora di più il disagio.

Diversi studi e molti professionisti nell’ambito psicologico, hanno evidenziato come gli utenti dei social provassero un senso di solitudine maggiore di coloro che frequentano poco la rete.

E questo accade per un motivo relativamente semplice: ci sentiamo soli, ma abbiamo paura dell’umanità, quindi la tecnologia ci permette di vivere una forma di socializzazione nella quale però manca la componente fondamentale: la realtà del contatto. Il mondo virtuale non riproduce alcuna condizione reale, a partire dallo strumento utilizzato (il computer, il tablet o lo smartphone) per finire all’identità dell’interlocutore, spesso un perfetto sconosciuto che resta tale, se non nell’idealizzazione che la nostra mente crea in base a ciò che vorremmo che fosse.

Ecco perché è importante sforzarsi di guardare fuori dagli schermi, cercando di rafforzare il rapporto umano partendo dai componenti della nostra famiglia, spesso perso proprio a causa del fenomeno internet. Il contatto umano resta l’unico vero rimedio contro l’isolamento e la solitudine, una condizione che dovremmo tenere a mente anche verso chi resta solo a causa dell’età (gli anziani) e della condizione sociale (i poveri, gli emarginati, i malati). Quindi sforziamoci (ma non dovrebbe essere uno sforzo) di abbracciare più frequentemente i nostri cari, di fare una carezza, un sorriso, un qualunque atteggiamento che riaccenda la voglia di riallacciare quel rapporto per cui l’uomo è portato a vivere per natura: aggregazione e interazione sociale.

Nonostante tutto però,  può accadere che per svariati motivi sia impossibile o difficile stabilire rapporti con i nostri simili. Allora alcuni studi hanno evidenziato che la compagnia di un animale domestico, può favorire e aiutare a uscire dallo stato di solitudine. E questo non tanto perché si sostituisca la persona umana con il cane, quanto perché chi possiede ad esempio un cane, riesce ad acquisire migliori abilità sociali e di comunicazione impegnandosi maggiormente nelle attività della comunità.

Il fatto di dover accudire un altro essere vivente, serve a uscire da quello stile di vita sedentario, che è una delle cause che spinge alla solitudine. Portare il nostro amico a passeggiare, dal veterinario, non solo rimette in movimento i nostri muscoli, ma ci espone a un contatto sociale verso altri esseri umani.

Ed è proprio l’attività fisica che può risultare un rimedio portentoso per combattere la solitudine e questo per due motivi. Si rimettono in moto meccanismi muscolo-scheletrici che a loro volta innescano una positiva reazione a livello ormonale. Inoltre la frequentazione di una palestra ci induce a conoscere nuova gente e quindi ci offre l’opportunità di socializzare.

Quindi, almeno che non vogliate seguire il modello Schopenhauer scegliendo la solitudine come stile di vita, adesso avete tutti gli ingredienti per riemergere e tornare a vivere in e di compagnia….